Villaggi Vacanze Abruzzo

 Vacanza Europe Garden Villaggio Camping

 

ITINERARI TERAMANI

 

Chi risalga la riviera adriatica, da Pescara e Montesilvano, a Silvi Marina è già in provincia di Teramo. SILVI, forse la più frequentata delle sette stazioni balneari aprutine (le sette sorelle, le sette perle), ha uno splendido arenile. Tra i più bei Villaggi Vacanze in Abruzzo si trova lo Europe Garden……

In Silvi Alta, nido d'aquila contro i Saraceni, una delle più belle vedute del Medio Adriatico, conserva ancora monumenti (parrocchiale di San Salvatore) ed ambienti antichi e la tipica gastronomia contadina. Proprio di qui, da Silvi Alta, attraverso una delle strade panoramiche più interessanti del Teramano, si raggiunge in una decina di chilometri la città di Atri. Ad Atri si può salire anche dall'altra famosa località balneare della zona, Pineto, fascinoso centro turistico caratterizzato dalla splendida folta pineta lunga più di 2 km. (ed oggi integrata da piante nuove), avvedute e lungimirante realizzazione di un gentiluomo locale, Luigi Filiani, la quale si protende laggiù verso il lunghissimo arenile che ha per sfondo la monumentale Torre di Cerrano, una delle cinquecentesche torri costiere di Carlo V oggi acquistata dalla Provincia per un istituto di ricerche del Ministero della Marina Mercantile. Da Pineto appunto, lungo la vecchia strada che sale dolcemente sui colli e si perde tra il verde dei pini e degli olivi, si raggiunge prima Mutignano, antica sede comunale (oltre al panorama, interessantissimi la chiesa madre del patrono San Silvestro Papa, con il massiccio campanile eretto proprio sull'ngresso, frammenti e bassorilievi di un edificio più antico, e nell'interno, la preziosa pala d'altare dipinta su tavola, nel XV secolo, dal grande Andrea De Litio, raffigurante San Silvestro ed epsisodi della sua vita miracolosa e quindi ATRI, che per i suoi monumenti e la sua storia costituisce una meta d'importanza nazionale.

 

ATRI

A 442 m sul mare, da cui, in linea d'aria, dista neppure 5 km, Atri fu una delle più famose città del mondo antico, e contese prima il passo alla espansione di Roma e poi le si alleò e la difese. Da essa prese il nome il mare Adriatico, su cui teneva stabilimento il porto (Cerrano), che, con Spina, Numana e Porto Trebbia, fu il primo dei quattro empori adriatici del mercato greco fin dal VI secolo a. C.. E' ben vero che Plinio e Strabone, e l'autorevole Mommsen, negano ad Atri il privilegio di aver denominato l'Adriatico dal suo stesso nome (HATRIATICUM, HATRIANUM); ma Vittorio Aurelio e Paolo Diacono, oltre a Tito Livio, sono di parere contrario, e la loro serietà è indubbia, tanto più che tale privilegio è pur sempre corroborato dalle monete, base archeologica che non possono vantare né Adria lagunare né Andria pugliese. All'inizio dell'Era volgare, lo storico- geografo Strabone, nella sua Geografia in 17 libri, parlando di Atri dice che i Sabini la fondarono nel Piceno, sotto l'insegna del picchio, uccello sacro a Marte.

Il museo Sorricchio in due secoli raccolse sul posto 60 pezzi fusi di Atri, i quali, con i 44 della collezione Cherubini, costituiscono un vero tesoro numismatico, unico al mondo. Intorno alle antichità atriane Tito Livio, né potendo né sapendo fare di meglio, invoca gli Etruschi; dal VII al V sec. Atri subì l'azione degli umbri e dei Piceni, e fu dominio degli italici medioadriatici, le cui tombe furono trovate nel sec. XIX al Colle della Giustizia e della Pretara (…) La letteratura antica si è interessata di Atri e delle sue gesta storiche.

Durante il medioevo subì la sorte comune a quella di altre città della Penisola, quando, caduto l'Impero romano, l'Italia cadde in potere dei barbari. Fece parte del Ducato di Spoleto ed in seguito passò al dominio dei Franchi. Nel 1155, dopo la morte di Re Ruggero I, Atri fu devastata dal normanno Roberto, e questo principe, ed i suoi discendenti, vi tennero dominio fino al sec.  XII, quando Atri passo al Papa, e poi agli Svevi, agli Angioini, e , infine alla potente famiglia degli Acquaviva. Gli Acquaviva, ora vincitori ora vinti, per una discendenza di diciannove duchi vi regnarono fino al sec.XVIII. L'ultima che vi ebbe il titolo di duchessa fu Isabella Strozzi, il 27 settembre 1775 la città fu data al Demanio e Ferdinando I ,per speciale favore ,concesse il titolo  di Duca d'Atri al Conte di Conversano D. Carlo Acquaviva d'Aragona.

Tutti questi secoli di storia hanno lasciato una impronta singolarissima nei monumenti ,nelle ricche pietre di Atri. Splendida ed insigne è la Cattedrale dell'Assunta  innalzata nel 1285 (trecentoquattro anni dopo la concessione della sede vescovile alla città )su un'altra chiesa del IX-X secolo.

Alla Cattedrale si lavorò per anni e per e per decenni; ma la sua massa imponente, l'aspetto severo e maestoso, le belle sculture simboliche e i finissimi intagli e la cripta antichissima, ed i resti  di preesistenti costruzione romane che si sono arricchiti di recenti scoperte durante gli ultimi restauri, ne fanno una delle più notevoli chiese delle province  meridionali. La Cattedrale è ricchissima di reliquie preziose, che non è possibile descrivere; e nell'annesso museo (biglietto d'ingresso) si conservano, fra l'altro maioliche dipinte dai Grue ,croci e pastorali d'argento e d'avorio codici minati, incunaboli, reliquari, intagli lignei ,splendide statue e centinaia di preziosi frammenti e mosaici delle costruzioni più antiche. Eccezionali anche il chiostro a due ordini ed il superbo campanile terminato nel XV sec. dal comacino mastr' Antonio da Lodi. Documento unico dell 400 abruzzese ,il ciclo più completo di quel secolo, è costituito dagli affreschi di Andrea de Litio che occupano tutto coloro e ritraggono Storie della Vergine ( impianto di illuminazione a gettone).

Assai notevole anche il Palazzo Ducale ,eretto nella prima metà del secolo XIV da Antonio Acquaviva, allorché questa famiglia ebbe la signoria della città .Costruito come una fortezza, tutto di pietra, nella pietra, nella parte più elevata della città, il Palazzo Acquaviva subì nel 700 diverse trasformazioni ma non ha perduto la severità della prima struttura (è adesso sede municipale), e custodisce nel bel cortile iscrizioni e altri resti romani. Per una buona visita non bisogna trascurare le chiese di S. Nicola, di S. Francesco, di S. Domenico e di S. Agostino e, subito fuori della città, le famose grotte (non ancora esplorate in profondo; e in origine, forse, abitazioni trogloditiche) e gli arcifamosi calanchi, vere bolge del suo clima e per la bellezza delle sue passeggiate e dei suoi panorami (la città è come sospesa fra il gran Sasso e l'Adriatico, come ampia vista sull'uno e sull'altro), Atri costituisce una delle mete turistiche più importanti d'Abruzzo.

Nel suo delizioso teatrino ottocentesco si danno spettacoli musicali e di prosa; i suoi artigiani fabbricano vetrate artistiche con perizia antica; a Ferragosto lungo il Corso Publio Elio Adriano (il grande imperatore romano si vantava oriundo di HATRIA) sfilano i carri agresti dipinti, trainati da buoi ingualdrappati, e cantano i cori folk d'Abruzzo; nei suoi ristoranti si gustano piatti famosi, il notissimo pecorino atriano, i caratteristici dolci locali, e, anche qui, le liquirizie centenarie raccolte nell'agro e lavorate in vari modi.

Da ATRI, chi abbia tempo ed interesse per visitare una delle plaghe meno frequentate ma certo più ricche e attraenti, più gelose delle tradizioni che affondano le proprie radici nell'Italia antica, quella dei preromani Vestini, potrà scendere nella Valle del Fino, a Villa Bozza (famosa rappresentazione della Passione il Venerdì Santo), e di qui proseguire per CASTILENTI (CASTRUM LENTULI) celebre per un cippo miliario degli imperatori Valentiniano, Valente e Graziano, per un interessante convento francescano da restaurare e per la parrocchiale con una bella croce astiale ed altri arredi preziosi; per CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO (CASTRUM CASTILIONIS RAIMONDATIJ), già appartenuto a Penne.

Da ROSETO DEGLI ABRUZZI, altra ridente stazione balneare aprutina, famosa per le sue manifestazioni sportive e folcloristiche e per i vini di Cologna, Montepagano, Casal Thaulero, si snoda lungo la Valle del Vomano, e poi lungo quella del Mavone, uno degli itinerari turistici più interessanti e più noti della provincia teramana, fino ad Isola del Gran Sasso d'Italia e Castelli.

A parte la salita di Montepagano, che dai suoi spalti Saraceni offre una delle più belle vedute dell'Adriatico e costodisce dentro le mura monumenti ancora suggetivi (nella parrocchiale dell'Annunciazione molte opere d'arte e una bella croce d'argento di Paolo di Sante da Teramo, del 500), imboccata la Valle del Vomano con la SS 150, DOPO Casal Thaulero ed i suoi stabilimenti enologici s'incontra a destra il bivio per S. Maria di Propezzano, solinga e grandiosa sul poggio tra gli olivi, uno dei monumenti romanici più suggestivi e meglio conservati del Teramano (portale con lunetta del200, porta santa di scuola atriana, affreschi del300 e del 400 e, nel chiostro monumentale, storie dellAntico e del Nuovo testa di Morro D'Oro con la monumentale  chiesa madre; il museo del folklore e celebri vini rossi serviti con gli ottimi salumi locali.

Poco oltre, in un agro ricco di frutta ed ortaggi, e di buoni ritrovi e locali pubblici con impianti sportivi e ricreativi ed ottima cucina paesana, si potrà visitare anche la romanica (XI-XII sec.),chiesa di San Clemente a Guardia Vomano, nell'agro di Notaresco, che custodisce resti pagani ed uno splendido ciborio arabeggiante dei  maestri Roberto, Roger e Nicodemo, oltre alla statua lignea del Santo titolare.

Risalendo ancora la valle verso Castelnuovo, a destra bivio per Castelbasso (cospicui avanzi di mura e di porte del  castello chiesa  atriana con curioso portale 400) e Castellalto con la suggestiva Terravecchia ed ampie vedute sulle valli del Tordino e del Vomano, e sui monti e sul mare; ancora più in la altro bivio per Canzano (Campvs attianvs) il Castello di Re Tacchino (il tacchino alla canzanese  servito a freddo in gelatina ,è un dei piatti forti della gastronomia teramana abruzzese), con un'ottima  scuola del merletto e monumenti notevoli, tra cui la chiesa di San Salvatore fuori le mura, restaurata ,ricca di affreschi (tra molti altri,un San luigi de'Francesi,il Santo dei Crociati) e la miracolosa Santa Maria dell'Alno, di linee barocche, in cui si fa festa il 26 Luglio, giorno di Sant'Anna, protettrice delle partorienti. A Silvetta di Guardia Vomano e a Guzzano di Castellato alcuni artigiani isolati lavorano il giunco ( per le fiscelle del cacio pecorino) ,il ferro battuto, la maiolica, ed intagliano ceppi d'olivo per sculture e oggetti d'uso. Proseguendo ,sulla SS.150,oltre Villa Vomano (Teramo ) e Val Vomano ( Penna S. Andrea) che sono al di qua e al di là del ponte (chitarre per maccheroni e altri utensili di legno) dove s'incrociano la SS81  piceno aprutina ( Ascoli Piceno- Teramo-Penne  Chieti),dopo un rettilineo ed una piana in cui i lavori dell'autostrada hanno dissepolto resti della mitica città di Caecilia ( da cui ,forse ,Valle Siciliana, antica  denominazione del territorio), a sinistra si stacca la strada che risale la valle del Mavone e conduce con breve deviazione a S. Maria di Ronzano, Dopo Villa Petto, in agro Castel Castagna, la solitaria chiesa romanica a tre navate le cui architetture  hanno echi pisani e pugliesi (1181) è una delle pagine più organiche e accattivanti che la natura lombarda e d'Oltralpe abbia lasciato sulle pareti di un monumento dell'Italia centrale , e dal cui sagrato erboso si può ammirare una delle cadute più impressionanti del Corno Gran del Gran Sasso d'Italia ( 2912 m). Proseguendo ,dopo il caratteristico poggiolo in un'ansa del Mavone su cui grandeggiano i ruderi del cenobio e la restaurata chiesa benedettina di San Giovanni al Mavone ( o ad Insulam) con le tre navate basilicali, la cripta antichissima , gli affreschi e i bassorilievi preziosi ,ecco il bivio per Castelli ,a sinistra , verso il quale s'arrampica in dolci tornanti tra il verde e le ampie visioni e del mare una bella strada che conduce fin nel cuore del glorioso centro maiolicaro dell'Abruzzo e del  Regno e , ancora più oltre ,all'istituto Statale dell'arte  Ceramica  F.A.Grue, ai ruderi di San Salvatore presso Villa Re e quindi al bosco sotto le pareti incombenti e cristalline del Monte Camicia verso Rigopiano e Campo Imperatore . Castelli , tra il Rio e il Leo mogna ,con i suoi monumenti , le sue decine di botteghe artigiane ,la sua arte nota e documentata fin dai tempi preromani ma fiorente soprattutto in età barocca con i Grue e Gentili, è una delle mete del turismo teramano ed abruzzese . Visitare Duecento, la via Carmine Gentile con la casa di Orazio Pompei, la chiesetta campestre di San Donato ( la Cappella Sistina della maiolica italiana, disse Carlo Levi).l'istituto d'arte con il grande presepio in ceramica , e il museo civico, con i mattoni cinquecenteschi di S. Donato ed altre Maioliche. Tra le manifestazioni, l'Agosto a Castelli, con la vendita delle maioliche nelle strade e nelle piazze, e il lancio dei piatti sul fiume Leomogna .

Ridiscesi sul pianoro di San Giovani, da cui vista eccezionale del Gran Sasso incombente, si può ,in qualche minuto ancora, raggiungere ISOLA GRAN SASSO D'ITALIA circondata di fiumi Ruzzo e Mavone un tempo scroscianti, onusta ancora di viuzze e di piazzole monumentali con porte e finestre inscritte ( la città dei motti, anche se le vicende urbanistiche le hanno decimati),della parrocchiale di San Massimo col portale di Matteo di Napoli ( sec. XV) e preziose oreficerie, la Cona di San Sebastiano con gli affreschi di Andrea De Litio, la Casa dei Marchesi della Valle con il bel cortile del’400.Nei dintorni, molto interessanti dal punto paesaggistico, Santuario di San Gabriele dell'Addolorata ,antico convento francescano del tutto ammodernato ,dove fu nell'Ottocento Francescano Possenti di Assisi dei Padri Passionisti, canonizzato nel 1920 e proclamato nel 1959- da Papa Giovanni  patrono dell'Abruzzo; ;ruderi del castello dei conti di Pagliara  dove nacque San Berardo, patrono di Teramo ); ed amene frazioni, antichi insediamenti abbarbicati al Corno Grande ,da Casale San Nicola ( imbocco del traforo del Gran Sasso ) a Fano a Corno , da Pretara a San Pietro ,e alle cascate del Ruzzo, dove inizia la galleria dell'acquedotto omonimo ,che disseta quasi tutta la provincia .

Anche in queste valli deliziosa gastronomia pastorale, dalle  mazzerelle e dagli agnelli del Vomano e del Mavone ai maccheroni, ai timballi, ai salumi e formaggi di Castelli e di Isola .

Da GIULIANOVA, antico porto romano di CASTRUM NOVUM, rifondata sul colle nel sec. XV dal duca d'Atri Giulio Antonio Acquaviva (nel centro storico: Duomo di San Flaviano, Pinacoteca civica, Biblioteca Bindi, ed oggi importantissima stazione balneare della riviera aprutina, con porto peschereccio e turistico e fabbriche di liquori e confetti, si potrà raggiungere direttamente dal bivio sulla SS 16 (v. chiesa di S. Maria a Mare) attraverso Colleranesco e San Nicolo' a Tordino sulla SS 80 del gran Sasso d'Italia  il capoluogo di provincia TERAMO.

Altro itinerario per Teramo, più lungo e movimentato ma assai interessante, è quello che, partendo da Giulianova alta lungo la SS. 262 assai panoramica, librata sul crinale tra le valli del Tordino (una volta Trontino, piccolo Tronto) e del Salinello, tocca prima il castello di Montone (torre del maschio trecentesco, bel sarcofago gotico di Bucciarello di Giacomo di Bartolomeo, 1390), dall'agro ridente e assai ricco, dove è possibile praticare anche l'ippica, e quindi l'abitato di MOSCIANO SANT'ANGELO, uno dei comuni più industriali e floridi della provincia (famose le fabbriche di mobili, artigianato del rame.

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